Storicamente il maiale è sempre stato allevato all’aperto; solo nei decenni scorsi questo aspetto è stato modificato, benché non ovunque. La nascita dell’industria agroalimentare, congiuntamente alla crescita delle grandi città sempre più bisognose di approvvigionamenti di carne, sono stati gli elementi determinanti del grande cambiamento. Il termine allevamenti, per i suini, è stato sostituito dalla parola industria, così sono comparsi i grandi accentramenti di animali, spesso senza terra, che rappresentano gran parte dell’allevamento nazionale ed europeo.

Con il metodo biologico ci si prefigge quindi l’obiettivo di tornare ad un legame dell’allevamento con la terra e ad una gestione che tenga conto dell’ambiente, della fisiologia e dell’etologia dell’animale. L’allevamento suino quindi può essere inserito all’interno di un’attività più ampia che comprende coltivazioni di vario tipo in rotazione tra loro e con i pascoli necessari all’allevamento stesso.

La normativa

Regolamenti europei di riferimento per l’agricoltura biologica, e quindi anche per la zootecnia, sono il Reg. CE 834/07, che fornisce definizioni e norme anche per le produzioni animali, e il Reg. CE 889/08, che reca le modalità di applicazione del precedente e contiene vari allegati elencanti i prodotti ammessi sia per le produzioni vegetali, sia per le trasformazioni sia, appunto per gli allevamenti.

La scelta delle razze

Nella scelta delle razze, si deve tenere conto della capacità di adattamento degli animali alle condizioni locali, nonché della loro vitalità e resistenza alle malattie. Inoltre, le razze e le linee genetiche devono essere selezionate per evitare malattie specifiche o problemi sanitari connessi con la produzione intensiva (es. sindrome da stress dei suini), dando la preferenza a razze autoctone.

I costi connessi ad un allevamento brado sono minori per quanto riguarda l’alimentazione, ma richiedono ampi spazi boscosi per pochi esemplari.

Origine degli animali

I riproduttori che si introducono in un allevamento biologico dovrebbero a loro volta provenire tutti da allevamento biologico, salvo impossibilità di reperirli e con specifica autorizzazione che ne consenta un approvvigionamento dal convenzionale. Anche in caso di prima costituzione dell’allevamento, è consentito introdurre suinetti non biologici fino ad un peso di 35 kg.

I ricoveri degli animali e la stabulazione

Il Reg. CE 889/2008 stabilisce che i locali adibiti ad allevamento debbano godere di idonea circolazione dell’aria, coibentazione, temperatura adatta per l’animale con conseguente mantenimento dell’umidità relativa e dei gas sotto la soglia di pericolo.

Stabulazione

Un approccio ecologico che mira a soddisfare gli istinti e le esigenze comportamentali dei suini domestici è il “sistema di recinto familiare”, ossia un sistema misto per la riproduzione, l’allevamento e l’ingrasso.

Il recinto contiene aree nido, aree di attività e aree per grufolare. In questo sistema le scrofe sono tenute in gruppi stabili per tutto il ciclo produttivo. I suinetti sono svezzati naturalmente dalle loro madri e non sono allontanate dal gruppo familiare finché non abbiano raggiunto il peso di mercato. A quel punto le scrofe, non più impegnate nella lattazione, sono di nuovo pronte a partorire e il ciclo è completo.

Il maiale è un animale con l’abitudine di grufolare, pertanto gli spazi devono consentirglielo e deve essere presente materiale adatto a questo scopo, come ad esempio la paglia. La paglia sul pavimento aiuta inoltre a mantenere la temperatura degli animali vicino alla zona di termoneutralità. Almeno metà della superficie dell’allevamento deve essere continua, cioè non fessurata o grigliata. I suini in crescita preferiscono rispetto alla paglia substrati con una struttura simile al terreno, come torba, compost e segatura.

La lettiera, in particolare la paglia che costituisce anche fibra alimentare, è invece ottima se associata ad un pavimento ruvido perché migliora il comfort e permette attività di manipolazione ed ispezione. È stato riscontrato come la lettiera di paglia riduca comportamenti problematici quali il mordere la cosa, mordere l’orecchio e colpire con il muso, l’addome, tutti provocati da stress, noia e inadeguatezza dell’ambiente.

L’accesso alla mangiatoia e al punto di abbeveraggio devono essere agevoli. Nell’allevamento dei suini sono presenti la sala parto, la sala svezzamento e la zona dell’ingrasso. Sono previsti anche ricoveri per scrofe e verri in accoppiamento, consistenti in tunnel di varie dimensioni, chiusi posteriormente e aperti sul davanti con una porta che all’occorrenza si può chiudere. Si utilizzano nel caso di monta naturale, che il Regolamento indica come preferenziale, benché non vieti il ricorso all’inseminazione artificiale. É vietato invece il ricorso alla biotecnica, come l’inserimento di embrioni, così come è proibito l’uso di sostanze che alterano il funzionamento normale del processo riproduttivo, vale a dire ormoni per sincronizzare gli estri.

Gli spazi all’aperto

L’allevamento biologico in generale, e quindi anche del suino, deve prevedere l’accesso a spazi esterni ogniqualvolta l’animale lo desideri e le condizioni climatiche lo consentano. Tali spazi devono essere parzialmente coperti per offrire all’animale protezione da pioggia, vento o sole, che in estate ripari gli animali dalle scottature provocate dalla lunga esposizione alla luce solare.

La densità degli animali

Per la normativa, la densità degli animali è tale da non superare il limite dei 170 kg di azoto/anno per ettaro di superficie agricola. Per ogni specie animale viene determinato il numero di animali adulti equivalenti a tale limite, che consiste nelle 2 UBA/ha, dove UBA sta per Unità di Bestiame Adulto. Nel caso del suino, il numero dei capi corrispondente a 170 kg d N/ha per anno è: n. 74 suinetti, n. 6,5 scrofe riproduttrici, n. 14 suini all’ingrasso, n. 14 altri suini. Questi sono i numeri massimi consentiti, ma al fine delle esigenze degli animali in termini di comodità e libertà di movimento, può essere ritenuto opportuno diminuire ulteriormente.

Al contrario, è possibile anche aumentare la densità degli animali qualora l’azienda stipuli accordi per lo smaltimento delle deiezioni con altre aziende biologiche che, ad esempio, dispongano di molto terreno ma pochi o nulli capi allevati. In questo caso, il limite massimo di 170 kg di azoto per ettaro per anno deve essere calcolato sulla base della SAU messa a disposizione dalla o dalle aziende cooperanti.

L’alimentazione

L’alimentazione gioca un ruolo chiave nell’allevamento del maiale e rappresenta la principale voce di costo, dalla quale dipende la stessa redditività della produzione (fermo il divieto di forzature).In un allevamento biologico, al fine di determinare la giusta razione alimentare, è necessaria una buona conoscenza dell’animale, degli alimenti di base, di quelli da miscelare e di tutto ciò che concerne l’allevamento stesso, poiché l’alimentazione non può essere valutata a sé ma rigorosamente collegata a tutto il sistema produttivo: condizioni ambientali, densità di allevamento, razze o incroci, benessere animale, sistemi di cura e prevenzione ecc. Essendo una specie gregaria che si organizza in piccoli gruppi stabili, i suini dovrebbero poter mangiare simultaneamente. Se il cibo è razionato, ogni suino dovrebbe avere spazio sufficiente nel truogolo.

Inoltre, l’allevamento biologico parte dal presupposto che l’alimentazione è finalizzata all’ottenimento di produzioni di qualità piuttosto che alla massimizzazione della produzione stessa, pur mantenendo come criterio il rispetto delle esigenze fisiologiche degli animali in ogni fase della loro vita.

Naturalmente, in un allevamento biologico, nell’alimentazione è vietato somministrare antibiotici, anticoccidici, promotori dello sviluppo e qualsiasi altra sostanza che spinga la crescita e le produzioni. È completamente vietato l’uso di alimenti OGM.

Gli alimenti devono essere da agricoltura biologica, prodotti in azienda ma anche di origine diversa purché certificati. Con il Reg UE 505/2012, viene specificato chela provenienza dall’azienda stessa sia almeno del 20% per suini e pollame, ma qualora ciò non sia possibile, viene contemplata la possibilità, per l’azienda, di cooperare a tal fine con altre aziende biologiche della stessa regione.

 

Fonte: www.aiablombardia.it

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