Con la strategia Farm to Fork parte la transizione europea per un’agricoltura UE con meno chimica e incentivi al biologico da 20 mld

///Con la strategia Farm to Fork parte la transizione europea per un’agricoltura UE con meno chimica e incentivi al biologico da 20 mld

Con la strategia Farm to Fork parte la transizione europea per un’agricoltura UE con meno chimica e incentivi al biologico da 20 mld

2020-07-21T10:00:14+00:0021 Luglio 2020|

La promozione di un consumo alimentare responsabile, la transizione verso diete sane e sostenibili, la riduzione degli sprechi alimentari e una garanzia di sostenibilità nella produzione alimentare sono gli obiettivi primari da raggiungere con la con la Strategia Farm to Fork, in sintonia con il Green Deal, la riforma della PAC post 2020 presentata lo scorso 20 maggio dalla Commissione Europea.

Positivo, anche se non del tutto soddisfacente, l’impegno alla riduzione del 50% dell’uso dei fitorfarmaci in agricoltura e del 20% dei fertilizzanti, entro il 2030, obiettivo che secondo le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura dovrà essere chiarito e rafforzato nel corso dell’iter di condivisione della strategia da parte del Parlamento europeo, arrivando ad una reale messa al bando dei pesticidi di sintesi entro il 2050, insieme al bando dei fertilizzanti di sintesi e degli antibiotici, tagliati anch’essi del 50% con un contemporaneo incremento del 25% delle superfici coltivate a biologico, oltre all’ulteriore estensione dell’etichetta d’origine sugli alimenti.

Questi sono alcuni dei principali obiettivi della strategia sulla sostenibilità presentata oggi dalla Commissione europea, con le due comunicazioni su biodiversità eFarm to Fork che definiscono il ruolo dell’agroalimentare nell’ambito del Green Deal europeo. Bruxelles punta a raggiungere una quota di almeno il 30% delle aree rurali e marine europee protette, e a trasformare il 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità.

La strategia prevede un finanziamento di 20 miliardi l’anno tra fondi Ue, nazionali e privati. Le comunicazioni, che aprono la strada anche all’utilizzo delle nuove biotecnologie in campo, non sono vincolanti ma indicano le linee guida per futuri atti legislativi da concordare con Consiglio e Parlamento europeo.

IN PRATICA

Il documentoA Farm to Fork Strategy presentato il 21 maggio a Bruxelles dalla Commissione Europea è il primo vero tentativo di politica agroalimentare integrata, un fatto positivo perché si colloca, giustamente, al centro del Green Deal accogliendo il principio che alimentazione, ambiente, salute e agricoltura sono materie strettamente connesse. Il documento, con approccio certamente innovativo, dichiara che “i sistemi alimentari devono urgentemente diventare sostenibili e operare entro i limiti ecologici del pianeta” e che “la sostenibilità deve ora diventare l’obiettivo chiave da raggiungere”.

Ci sono diverse azioni che gli enti pubblici e privati dovranno perseguire per raggiungere obiettivi così impegnativi. Prima di tutto, è necessario uno sforzo educativo europeo per rimodellare il rapporto tra i cittadini dell’Ue e il cibo. La Commissione dovrà proporre azioni per aiutare i consumatori a scegliere diete sane e sostenibili, fornendo migliori informazioni sugli alimenti (da dove provengono gli alimenti e il loro valore nutrizionale).

In secondo luogo, sarà essenziale provvedere ad un quadro giuridico chiaro ed efficiente. Particolare attenzione in questo caso alle etichette e alle indicazioni che di solito si trovano sulle scatole e sulle confezioni dei prodotti alimentari al supermercato. È necessaria un’etichettatura chiara e facilmente comprensibile posta sulla parte anteriore del pacco o involucro (Front of Package). A questo proposito, oggi sono in vigore diversi sistemi in tutta l’Ue (Semaforo britannico, Keyhole svedese, Nutriscore francese, Nutrinform italiano), tutti in competizione per l’influenza sul mercato. Le etichette e i claim devono essere gradualmente sostituiti da una comunicazione che ne elimini l’utilità. Inoltre, i sigilli “Senza” o “Free from” possono essere fuorvianti, richiedendo una migliore regolamentazione e standardizzazione.

La promozione di un consumo alimentare responsabile, la transizione verso diete sane e sostenibili, la riduzione degli sprechi alimentari e una garanzia di sostenibilità nella produzione alimentare sono gli obiettivi primari da raggiungere. Un codice di condotta europeo potrebbe essere la soluzione giusta per ridare forma al business alimentare globale e comunitario, garantendo la sua sostenibilità nella produzione, nel trasporto e nel consumo.

LA COALIZIONE #CambiamoAgricoltura E’ OTTIMISTA

Le associazioni ambientaliste e del biologico italiano, oltre alla Coalizione #CambiamoAgricoltura, plaudono all’iniziativa della Commissione UE per avviare la transizione verso un sistema agro-alimentare più sostenibile. Adesso è necessario concentrare gli sforzi sugli strumenti per la sua concreta applicazione, a partire dalla riforma della Politica Agricola Comune post 2020. Il principale punto debole di questa strategia sembra riguardare il settore zootecnico per il suo contributo alle emissioni climalteranti, non fissando obiettivi di riduzione vincolanti, insieme alla necessaria promozione della progressiva riduzione e qualificazione dei consumi di prodotti di origine animale.

La Commissione fornisce, coraggiosamente, i dati che danno la misura della sfida: a partire dal ‘peso’ del sistema agro-alimentare nel bilancio delle emissioni climalteranti (il 29% sul totale) di cui ben la metà rappresentato dalla sola filiera zootecnica, che utilizza oltre i 2/3 dei terreni agricoli europei, risultando così la maggior beneficiaria di sussidi PAC.

Le ambizioni della Farm to Fork saranno praticabili solo con una energica revisione della PAC per incidere sui sussidi perversi che oggi premiano la sovrapproduzione degli allevamenti intensivi e delle grandi superfici a monocoltura affermano le Associazioni di #CambiamoAgricoltura. La PAC, impegna oggi il 38% dell’intero budget UE, oltre 60 miliardi l’anno, ed è per questo tra le politiche europee la più importante e maggiormente finanziata, continuano le associazioni – solo modificando profondamente le regole della PAC sulla base dei contenuti positivi di questa strategia F2F si potrà avviare concretamente una transizione ecologica della nostra agricoltura”.

La stessa Strategia F2F raccomanda una “particolare attenzione per lo sviluppo di Piani Strategici nazionali in linea con il Green Deal”, insistendo sugli eco-schemi come importante flusso di finanziamenti a favore di pratiche ecologiche.

La Strategia Farm to Fork riconosce “il ruolo chiave di agricoltori, pescatori e acquacoltori nel rendere i sistemi alimentari sostenibili”, come sempre sostenuto dalle Associazioni di CambiamoAgricoltura, ma proprio per questo la nuova PAC dovrà, a differenza del passato, valorizzare questo ruolo di protagonisti del mondo agricolo promuovendo gli investimenti per l’ambiente, la difesa e restauro degli spazi naturali, aiutando le piccole aziende familiari che garantiscono il presidio dei territori, sostenendo maggiormente l’agricoltura biologica e spostando risorse per la zootecnia dalla produzione intensiva a quella estensiva e di qualità, con il miglioramento del benessere animale e la riduzione delle importazioni delle materie prime per i mangimi dai Paesi extraeuropei, causa principale della deforestazione.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica che il percorso della Strategia F2F porti l’Unione Europea a diventare un modello positivo di riferimento per la sostenibilità dei sistemi agroalimentari, una sfida molto complessa, quanto necessaria, e confida sull’impegno dei Parlamentari europei per rafforzare ulteriormente questo processo di transizione verso l’agroecologia, in coerenza con il Green Deal.

Per maggiori informazioni sull’analisi delle osservazioni italiane alla strategia “Farm to Fork” e le proposte della Coalizione #CambiamoAgricoltura: www.cambiamoagricoltura.it